Stay hungry, stay foolish…
Inutile negarlo, al mondo ci sono alcune persone che, nel bene o nel male, anche loro malgrado, cambiano le cose. Hegel li chiamava “personaggi cosmico-storici”. Alcuni fondano dittature, altri salvano vite umane, altri ancora, semplicemente, scoprendo o ideando portano avanti la fiaccola dell’umanità.
Steve Jobs è uno dei tanti che hanno fatto avanzare quella fiamma con l’immaginazione, l’intuito e il coraggio.
È un uomo a cui Abilità e Caso hanno permesso di essere portavoce di innumerevoli lampadine nascoste e mute nel torpore del nostro periodo storico. Lampadine che vogliono cambiare il mondo e che, lentamente e irreversibilmente, lo stanno illuminando.
Non ho mai apprezzato le sue strategie liturgiche, ma ho sempre, sempre rispettato la sua intelligenza. Ogni cosa abbia toccato è diventata oro.
E, anche se forse non ce ne accorgiamo, da grande conoscitore di psicologia delle masse, ci ha manipolati. Non tanto da venditore o da imprenditore, quanto da capo spirituale, da Buddha. Un profeta che indica la via.
Quando vedremo l’ennesimo film di animazione in computer graphics, pensiamo alla sua Pixar, la prima a compiere l’ardito passo con Toy Story.
Quando vedremo Samsung annaspare a copiare perfino le strisicoline diagonali delle icone di iPhone per i suoi tablet, pensiamo a lui.
Quando ci verrà da dire “One More Thing”, sorridiamo, perché ci rendiamo conto di essere parte di un “suo” sistema.
E, almeno una volta, ascoltiamo il suo manifesto-discorso a Stanford.
Ne vale veramente la pena.
Stay hungry, Steve.
